Oggi vorrei parlarvi di una community cui sono iscritta dal 2007, e che si è recentemente rinnovata: Zzub.
Zzub è un network di passaparola,una community nata nel 2008 che conta migliaia di iscritti in tutta Italia. Gli utenti possono aderire alle campagne per provare i prodotti delle aziende che hanno aderito,e condividere opinioni sulle loro esperienza d’uso. Fino ad ora sono state realizzate ricerche di mercato per brand come Vodafone,Samsung,Telecom e molte altre. Gli zzubber,cioè i partecipanti alla community, inviano i propri report, feedback e rispondono a questionari su prodotti o servizi che hanno provato e di cui hanno parlato con amici,parenti e conoscenti.
Partecipando alle campagne e a tutte le attività della community si possono guadagnare punti karma per ottenere l'accesso a campagne riservate e punti attività che serviranno per vincere i premi del catalogo. Inoltre, si può interagire con gli altri zzubber e parlare di temi di attualità.
Vi ho incuriosito? Per iscrivervi alla community cliccate su questo link: dovrete compilare il form con i vostri dati personali e il vostro indirizzo (necessario per farvi mandare i prodotti da provare); riceverete una mail con un link da cliccare per confermare l'iscrizione.Successivamente dovrete completare un questionario di ingresso,che servirà alla redazione per conoscere i vostri gusti e proporvi le campagne più adatte a voi. Ecco fatto,siete degli Zzubber!
E il bello è che essere iscritti porta solo dei vantaggi: potete partecipare solo a quello che volete,non riceverete mai nessuna pubblicità, se decidete di partecipare attivamente sono previsti diversi premi,ad esempio cellulari. Fatemi sapere come vi siete trovati! A presto!
Fk
Siamo etichettati come “generazione
Quando avevo 11 anni l’utilizzo di internet era scarsamente diffuso (era il 1997), i siti facevano quasi pena tanto erano scarni. Ma si sa, allora la capacità delle connessioni offerte dai nostri web provider era davvero minima (si iniziò col 56 k, e qualche anno dopo arrivò un “velocissimo” ISDN da 128 k),e le potenzialità della rete erano limitate a qualche suoneria per il Nokia 3310, allora disponibili gratuitamente, e al massimo qualche video (nel mio caso, il video da 13MB di Lene Marlin al Festivalbar, scaricato in un intera notte).
Nonostante queste limitazioni, c’era già qualche smanettone che iniziava a prendere confidenza con gli strumenti allora offerti e con l’html per confezionare le proprie web pages, magari per condividere qualche piccola fotografia e molto, molto testo. Allora amavo molto Natalie Imbruglia, Alanis Morissette e Lene Marlin, e decisi di mettere in piedi un microsito sul quale pubblicavo i testi delle canzoni delle mie beniamine, con curiosità carpite qua e là, e raccontavo qualcosa di me. Non esistevano ancora i blog come li conosciamo ora, diretti, immediati, ricchi, super personalizzabili, alla portata di tutti, e già l’utente della rete aveva la necessità di condividere sé stesso e le se cose.
Poi arrivò il blog, e già le connessioni erano più veloci, più economiche, più diffuse. Questa “democratizzazione” della rete avrebbe portato all’apertura dei mostri sacri della condivisione come YouTube e MySpace e alla nascita del “web
E poi nacque Facebook, la faccia estrema della condivisione: un solo strumento che consente di fare quello che fino a poco tempo fa potevamo fare con 10 strumenti diversi: condividere video come su You Tube, pubblicare foto come su Flickr, aggiornare gli altri sui nostri spostamenti e sui nostri pensieri come con Twitter, chattare (quasi) come con Windows Live Messenger.
Il punto è che inizialmente Facebook era nato per ritrovare i vecchi compagni di scuola o per condividere materiale con la propria cerchia, più o meno ristretta, di amici. Ma, in maniera forse inaspettata, Facebook è un immenso bacino di utenti che non poteva non essere sfruttato dai guru della comunicazione, diventando così tutto un fiorire di profili, anche fake, di personaggi famosi, divulgatori nei settori più disparati, politici che, sulla scia del Presidente Obama, ne hanno colto le potenzialità eleggendolo mezzo privilegiato per entrare nelle vite dei consumatori e degli elettori che accettano questa invasione nei loro spazi. Non è mia intenzione, in questa sede, fare un trattato sugli aspetti negativi dell’uso incauto di Facebook. Volevo piuttosto soffermarmi su un fatto: la possibilità di condividere pensieri, immagini, video, di dibattere attraverso i gruppi di discussione, di dare la possibilità ai propri amici di commentare ognuno degli elementi pubblicati, di far sapere cosa si sta facendo e cosa si pensa attraverso l’aggiornamento del proprio stato, mi ha fatto chiedere quale sia diventato il significato dei blog che hanno principalmente la funzione, per chi li cura, di esprimere qualcosa di sé con un mezzo che, sotto certi aspetti, è meno diretto di Facebook, perché mentre è il navigatore che cerca i blog, con Facebook è il blogger che entra nello spazio altrui: per farlo basta una richiesta di amicizia o la creazione di un gruppo che periodicamente aggiornerà l’iscritto in un modo ancora più semplice ed immediato di quello offerto dai FeedRSS… è tutto a portata di home page.
Che il blogging sia finito?
Si fa tanto parlare di violenze sessuali. Tutti i canali d’informazione ci bombardano dalla mattina alla sera e, come succede ogni volta, il mio buon senso decide di prevalere e inizia a martellarmi di interrogativi. Sarà che non riesco a bermi facilmente tutto quello che sento in tv o leggo sui giornali e che, secondo me, queste informazioni non possono essere né totalmente vere né, al contrario, totalmente false.
Così, anche spinta da quella patologia di cui soffro dall’età di 14 anni, mi ritrovo a pensare che il 90 % delle volte, quando durante un Governo di destra, e nella fattispecie uno dei tanti Governi Berlusconi, si parla insistentemente di qualcosa, vuol dire che c’è l’inghippo dietro e che tutto questo vociare serve a mascherare qualcosa di molto peggio (ve l’ho detto, è una patologia, ma so che affligge tutti gli elettori di sinistra… chissà che non ce ne sia una analoga per “gli elettori dello schieramento a noi avverso”?). C’è di “buono” che di solito non mi sbaglio.
Ma riflettiamo un attimo: da che mondo è mondo le persone aggrediscono altre persone, e le violentano, anche. La cosa curiosa è che c’è un qualche “business”, passatemi il termine, nel parlarne più in alcuni periodi e meno in altri. Analizziamo insieme due di questi periodi, che sono compresi negli ultimi 12 mesi.
1) la campagna elettorale 2008: vi ricordate? Improvvisamente stuoli di extracomunitari e, specialmente, di rumeni, si misero d’accordo per violentare a raffica povere ragazze italiane e straniere. Beh, non fu esattamente così, nel senso che le ragazze vennero certamente stuprate, ma stranamente tutti i violentatori erano stranieri. O, forse, a noi hanno raccontato solo di questi casi. La domanda sorge spontanea: perché? Perché, appunto, era campagna elettorale,e se gli stranieri violentavano le ragazze italiane doveva “certamente” essere colpa di qualcuno, e quella colpa ricadde sul Governo Prodi che, oltre ad essersi già macchiato della colpa di aver fatto piovere e grandinare il precedente autunno distruggendo tutto il raccolto dei contadini, oltre ad aver causato il surriscaldamento del pianeta (che poi si scoprì essere una menzogna della sinistra…), ebbene fu anche colpevole della lobotomia di massa che fece scatenare queste reazioni violente in tutti i rumeni che lui aveva fatto entrare in Italia senza alcuna regolamentazione… nessuno ci ricordava, allora, che i rumeni, in quanto cittadini comunitari, godono come noi del diritto di libera circolazione in tutto il territorio della comunità europea (e che cavolo, già abbiamo tanti problemi col Presidente della Repubblica che non ci permette di fare come ci pare e piace, ci mancava pure sta comunità europea…).
Traduzione: un anno fa si fece un gran parlare di violenze sessuali perché a Berlusconi serviva incolpare Prodi di tutto lo schifo criminale che si aveva in Italia. Per quanto riguardava la città di Roma, anche lì ci fu una intensificazione delle notizie di stupri,ma se ricordiamo bene, c’erano le elezioni comunali e Veltroni fu accusato di essere il responsabile dello schifo criminale di Roma. Risultato: Berlusconi vinse le elezioni nazionali, Alemanno vinse a Roma, e nessuno sentì più parlare di violenze sessuali.
Almeno fino al…
2) gennaio/febbraio 2009: improvvisamente qualcuno deve aver premuto il pulsante “criminale” che c’è dietro ad ogni rumeno. E com’è che questi tizi non facevano più niente dall’anno scorso e improvvisamente si sono rimessi a violentare le ragazze?
La storia è sempre la stessa, ma cambia il movente. Non quello dei rumeni, ma quello del Governo. Quale sarà stavolta il motivo per cui devono farci credere che gli stupri stiano aumentando? Il motivo è che alla Lega (si, quel partito che tiene per le palle il PDL) serve il consenso popolare per mettere in atto immediatamente delle misure per cacciare questi tizi che a furor di popolo vengono chiamate “merde”. Sia chiaro, chi violenta una donna è una merda. Sono merde i pedofili, i violentatori e tanti altri profili di delinquenti. Diciamo che tutti i delinquenti sono merde. Ma questo a prescindere dal fatto che siano stranieri o italiani.
Raccontare per mezzo della televisione o della stampa che gli stranieri sono più portati degli altri a “violentare le nostre figlie, le nostre sorelle, le nostre mogli” come scrisse in un cartello in bella mostra il sindaco Tosi della città di Verona, è una chiara manipolazione dell’informazione di cui noi tutti, come cittadini, dobbiamo essere consapevoli. Dobbiamo prenderne coscienza e combattere questa che è tremenda lesione dei nostri diritti. La manipolazione dell’informazione è una grave violazione dei nostri diritti di cittadini.
Quella della violenza sulle donne è un’emergenza da sempre. In Italia, così come nel mondo, le donne subiscono violenze e abusi sessuali soprattutto tra le mura domestiche e da persone che conoscono. E’ questa la vera emergenza, è su questo che i media dovrebbero sensibilizzare l’opinione pubblica, invece di alimentare il terrore tra le donne e la xenofobia nei confronti di un popolo o di una razza che, esattamente come noi italiani, annovera tra i suoi cittadini tanti delinquenti, ma anche (e sono la maggioranza) cittadini onesti che lavorano e che vengono nel nostro paese alla ricerca di condizioni migliori della mera sopravvivenza cui, spesso, sono costretti nei loro Paesi d’origine.
E’ compito della politica, delle istituzioni, contrastare ogni forma di criminalità e di violenza, da chiunque sia perpetrata, attraverso un sistema di giustizia che garantisca processi celeri e soprattutto la certezza della pena, che dia più fondi a chi ha il compito di assicurare la sicurezza e di applicare la giustizia (polizia e tribunali). Come italiani, dobbiamo svegliarci e indignarci davanti agli attacchi rivolti a chi nel nostro Paese lavora sodo perché questo avvenga, i magistrati, ma soprattutto quelli tesi a screditare una figura che è a garanzia di tutto il nostro ordinamento : il Presidente della Repubblica.
Se prendiamo consapevolezza del nostro status di cittadini e di quello che comporta, se ci adoperiamo per conoscere i nostri diritti, ci accorgeremo che le vere violenze non sono soltanto quelle che ci raccontano, ma anche e soprattutto quelle che provengono da chi dovrebbe avere il compito di assicurarci un sistema che funzioni, libero dalle corruzioni, dalla burocrazia inutile, dai privilegi, dalle leggi ad personam, dalle chiacchiere inutili, dall’uso del terrore e della violenza per i propri scopi personali.
Combattere queste violenze che intaccano l’integrità della nostra democrazia: questo è il vero patriottismo!

